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Le Peuple Valdôtain

Mise à jour 26 mai 2017 - 10:05

Union Valdôtaine, le mouvement en ligne

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Elections Européennes 1989

Le Programme

Che cosa significa raddoppiare il vostro voto. È presto detto. Questa volta non è sufficiente fare votare la nostra lista in Valle d'Aosta. Ci vuole uno sforzo per farla votare in tutta la circoscrizione Nord-Ovest (Lombardia, Liguria e Piemonte) e nelle altre Circoscrizioni (che comprendono le altre Regioni italiane).
Presso parenti, amici e conoscenti propagandate le nostre idee ed i nostri candidati, ricordandovi che l'On. Luciano Caveri è candidato in tutte e cinque le Circoscrizioni mentre Cortese è candidato nell'Italia, oltre che nella nostra, nelle circoscrizioni centrale e Sud.
Per essere più precisi, Caveri, che in Valle d'Aosta è il numero 1 ha il numero 5 nell'Italia Nord-Orientale, il numero 2 in Sicilia e Sardegna e nell'Italia Centrale, infine il numero 3 nell'Italia del Sud. Cortese, numero 9 in Valle d'Aosta, ha lo stesso numero nella Circoscrizione Centro, mentre nel Sud è il numero 12. Raddoppiate il vostro voto.
Questo servirà al successo della lista e di quel Federalismo che noi propagandiamo .

L’EUROPA
Le tappe della costruzione europea - La Comunità europea ha trent'anni: il 25 marzo 1957, a Roma i rappresentanti di sei Stati (Belgio, RF di Germania, Francia, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi) firmavano i due trattati istitutivi della Comunità europea e della Comunità europea dell'energia atomica (Euratom). L'obiettivo a lungo termine era l'unione tra i popoli europei. Il 1° luglio 1968 entra in vigore l'Unione doganale e questo significa niente più dazi doganali alle frontiere interne. Il "vecchio” pedaggio viene sostituito da una tariffa comune nei confronti degli altri Paesi (l'imposta sul valore aggiunto). Nel 1973 l'Europa dei sei, diventa l'Europa dei nove con l'adesione della Danimarca, del Regno Unito e dell'Irlanda. I Paesi membri diventano Dieci nel 1981 (con l'ingresso della Grecia) e Dodici il 1° gennaio 1986, con l'adesione della Spagna e del Portogallo. Nel Febbraio del 1986 viene stipulato l'Atto Unico Europeo che assegna alla costruzione europea con un nuovo, grande obiettivo: far sì che la mattina del 1° gennaio 1993 il cittadino europeo possa svegliarsi in una Europa senza frontiere. L'Atto Unico è un nuovo trattato che vuole fare della Comunità europea un vero mercato senza frontiere, che con i suoi 320 milioni di abitanti sarà il più grande del mondo (pari cioè al 6, 7% della popolazione mondiale, superiore all'Unione Sovietica, 279 milioni, agli Stati Uniti, 239 milioni, e al Giappone, 121 milioni).
Le Istituzioni europee - Il Parlamento Europeo è formato da 518 membri, il Consiglio dei Ministri da 12, la Commissione Europea da 17. Esiste poi una Corte di Giustizia composta da 13 giudici e da 6 avvocati generali. Sono invece 189 i membri del Comitato economico e sociale e 12 quelli che compongono la Corte dei Conti.

TURISMO
Il turismo è da primato. È diventato la seconda industria del mondo come giro di affari, la prima in termini di occupazione. 11O milioni di addetti, quasi 2.000 miliardi di $ di fatturato. È una macchina imponente, in continua evoluzione, ormai sofisticata; una delle ricchezze dei paesi già ricchi e la speranza di territori poveri. Non la può ignorare anche la prossima sfida del Mercato Comune Europeo: tre dei quattro paesi verso i quali si dirigono i maggiori flussi turistici mondiali stanno proprio nel vecchio continente: la Francia in testa, la Spagna, l'Italia che è al quarto posto preceduta dagli Stati Uniti. Inoltre la CEE nel suo complesso detiene la fetta maggiore del mercato mondiale. Guardando al '92, si parla perciò di turismo in Europa in termini di consolidamento. Quella sfida fino a qualche anno fa sembrava impossibile; il progetto di unità suscitava molte perplessità; l'appuntamento con il mercato comune pareva realisticamente da rinviare. Invece, un progetto ambizioso è divenuto in poco tempo alla portata dell'Europa: realizzare un grande mercato di 320 milioni di persone, saldando insieme i 12 singoli mercati degli Stati membri della comunità, stimolando le imprese, favorendo la concorrenza e gli scambi. Cosicché restano meno di quattro anni di tempo per salire sul treno dell'Europa, per costruire una risposta alla sfida. La Valle d'Aosta dove il turismo ha assunto il ruolo di trascinamento dell'economia, conosce la strada come arrivarci: qualificazione dell'offerta, professionalità degli operatori, ulteriori investimenti strutturali, nuovi massicci sforzi promozionali. Fino a lanciare una sua sfida, con la candidatura ad ospitare un'Olimpiade invernale: la prima dopo l'unificazione europea ...

TRASPORTI
Sono tanti in questi giorni a dire di avere le carte in regola per parlarvi dell'Europa. Prima di creder loro, interrogateli sulle cose eventualmente già fatte per l'Europa.
Al contrario di altri, Union Valdôtaine e A.D. P. possono presentare un bilancio concreto di realizzazioni, nei vari campi dell'attività politica e amministrativa.
La grande, riconosciuta occasione per la Valle d'Aosta è di diventare crocevia economico, quando cadranno ostacoli e barriere ai confini CEE e si apriranno le porte per la libera circolazione dei capitali e della manodopera.
Quel ruolo però non è scontato.
Altre aree rivendicano, in un futuro di relazioni economiche, finanziarie e politiche più dinamiche, una loro funzione mediatrice nella Comunità Europea.
Saranno i trasporti soprattutto a valorizzare il ruolo di cerniera della Valle d'Aosta piazzata su una delle principali vie di attraversamento delle Alpi.
Cerniera già funzionale oggi grazie ai trafori, tra il sistema padano, il sistema centromeridionale italiano e il resto dell'Europa occidentale.
Per il futuro, un progetto complessivo è delineato; una proiezione che prevede: L'EUROPA

  1. un'autostrada completata fino al Traforo del Monte Bianco; 
  2. un sistema ferroviario efficacemente collegato a Sud, qualificando in rapidità ed efficienza l'innesto con Torino e Milano, e a Nord, < • un aeroporto regionale di 3° livello per voli interregionali e frontalieri; 
  3. l'autoporto di Pollein collegato ad uno scalo ferroviario attrezzato da interscambio; 
  4. una interconnessione razionale fra i diversi mezzi di trasporto (i treni e le autolinee); 
  5. un'ulteriore valorizzazione del mezzo di trasporto pubblico. Su questa strada la Valle d'Aosta è già in marcia. 
Lo dimostrano tra l'altro il via dato concretamente all'autostrada per il Monte Bianco, l'ammodernamento dell'aeroporto, l'avanzamento dello studio di fattibilità del collegamento ferroviario ad alta velocità del Gran San Bernardo.
I trasporti e le comunicazioni avvicinano, le moderne tecnologie, annullano le distanze, una mobilità non frenata di persone e di merci diventerà così motore di sviluppo sociale ed economico.

AMBIENTE E AGRICOLTURA
Ambiente e Agricoltura sono un binomio inscindibile. Union Valdôtaine e ADP, sostengono che la politica agricola comunitaria debba avere un interesse particolare perle zone alpine, dove le difficoltà di utilizzo del territorio sono maggiori che nella pianura, comportando - anche - costi di gran lunga maggiori. L'Europa Unita dovrà tenere canto di queste particolarità, impartendo regole che non siano identiche per tutti, ma specifiche, a seconda delle realtà, alpine o di pianura che siano. Quando insistiamo sul fatto che la montagna dovrà essere considerata con un occhio di riguardo, non si tratta per noi di mero campanilismo. Siamo convinti che curando l'ambiente montano si contribuisce a salvare dal degrado anche la pianura. Favorire interventi specifici per la montagna, vuol dire consentire ai suoi abitanti di rimanere sul territorio. E questo è il primo, importante anello della catena che necessariamente deve formarsi per la difesa concreta dell'ambiente e del paesaggio. E sul legame stretto che consideriamo imprescindibile tra uomo e territorio si basa anche la nostra politica sui Parchi. Questi non devono essere considerati dei «musei», intoccabili e deperibili, bensì dei parchi «Viventi» all'interno dei quali le popolazioni locali possano mantenere l'equilibrio ambientale attraverso le attività agro-silvo-pastorali, che hanno l'obiettivo di salvaguardare il territorio. E allora, a queste condizioni, diciamo si alla creazione di parchi internazionali, come potrebbe essere quelle tra il Pareo Nazionale del Gran Paradiso e della Vanoise. E si anche ad altri nuovi Parchi internazionali, sempre che la loro gestione spetti alle regioni direttamente interessate non agli Stati. E questo anche per garantire la salvaguardia delle culture originali, tipiche dell'ambiente montano.

INDUSTRIA
Potrà non essere una trasformazione epocale: di certo pero il '92 non sarà indolore. Il trattato della CEE ha previsto fin dall'inizio: la creazione di un mercato interno unico integrato, senza restrizioni al movimento delle merci; l'eliminazione degli ostacoli alla libera circolazione delle persone, dei servizi e dei capitali; la creazione di un regime inteso a garantire che la concorrenza non sia falsata nel mercato comune; il progressivo uniformarsi delle legislazioni nazionali, nella misura necessaria al funzionamento del mercato comune; l'armonizzazione delle imposte, sempre nell'interesse del mercato comune. Già oggi peraltro l'apparato industriale si muove su scala transnazionale. Guarda necessariamente alle decisioni siderurgiche CEE la DeltaCogne, mentre per molte aziende della Valle il '92 si può dire già cominciato: scambi, partner ship o semplici contatti sono stati avviati con aziende oltralpe, individuando un modello di sviluppo innovativo fatto di necessarie collaborazioni. La crisi che, a cavallo degli anni '70 ed '80 ha duramente colpito le maggiori industrie, ridimensionando il comparto siderurgico di base e praticamente cancellando i settori chimico e tessile, ha indicato l'opportunità di affiancare alla necessaria difesa dell'insediamento DeltaCogne e alla ristrutturazione del tessuto industriale esistente, nuove unità produttive di dimensioni medio-piccole. L'obiettivo è esplicitamente il rilancio di un settore che per la Valle d' Aosta è stato, e dovrà anche in future rimanere, uno dei cardini dell'economia locale.

L’ECOLE
L'éducation, facteur décisif de progrès social et économique, moyen de sauvegarde et développement des particularités socioculturelles des peuples et communautés européennes, représente pour nous une option politique fondamentale. L'école doit assurée une formation globale des jeunes, soucieuse et de l'identité culturelle de la communauté valdôtaine et des modalités d'insertion ou d'intégration sociale et européenne. Et ce dans un esprit d'ouverture, de confrontation, d'échanges, de plurilinguisme qui s'oppose à toute logique uniformisant. A cet effet nous nous devons de favoriser :
  1. le droit aux études, 
  2. achever l'application des articles 39 et 40 de nos Statuts, 
  3. promouvoir l'enseignement de la langue anglaise, 
  4. qualifier l'enseignement et les différentes activités de formation, 
  5. renforcer l'autonomie et la responsabilité des établissements scolaires le tout dans un contexte de coopération transfrontalière, d'échanges entre universités et de reconnaissance mutuelle des diplômes. 

L'EUROPE EST NOTRE PREMIER SOUCI
Notre tradition fédéraliste, notre histoire, notre culture, notre position géographique, notre économie même, font ainsi que la projection européenne est l'aboutissement naturel de toutes nos actions politiques.
Notre liste, porteuse des instances de toutes les communautés ethniques minoritaires de l'Etat italien, a un projet d'Europe unie clair et d'avant garde.
Nous préconisons une Europe fédérale où tous les peuples voient leur personnalité reconnue et aient les moyens de participer activement à la construction d'une société nouvelle. Ce n'est qu'en revitalisant les communautés naturelles, en responsabilisant les citoyens, en les mettant en condition de pouvoir peser réellement aux moments des choix, que nous bâtirons une Europe sans conflits internes, florissant soit culturellement soit économiquement, unie par des différences, stimulante, où il fait bon vivre.
Nous invitons donc les électrices et les électeurs à concentrer leurs suffrages sur la liste n. 6 qui a comme devise ce mot qui nous est particulièrement cher: fédéralisme.
Nous sommes les seuls qui voulons vraiment l'Europe, nous sommes les seuls qui pensons européen.

 

L'affiche

Le candidat Luciano Caveri

Le candidat Luigi Cortese

2 X mille

Vie de l'Union12 Mai 2017 - 12:29

A propos du recours au TAR… A propos du recours au TAR… Lors du Conseil fédéral réuni à Saint-Christophe hier soir, jeudi 12 mai, une des communications du président de l’Union Valdôtaine Ennio Pastoret a concerné le recours présenté au TAR, par notre groupe d’élus au Conseil de la Vallée, sur les actes administratifs de la séance de l’Assemblée du 10 mars dernier (et conséquents). A ce sujet, lors de la soirée se sont exprimés tant le chef de groupe UV au Conseil, Ego Perron (ayant remarqué une fois de plus que le "président du Conseil doit sauvegarder les droits de tous et il ne s’est pas porté ainsi, à cette occasion”), que le conseiller Augusto Rollandin (qui a défini "naturel le recours, vu que la même situation, dans deux jours a porté à deux conduites différentes” de la Présidence du Conseil). De suite vous trouvez la communication du président Pastoret. Le 20 mars 2017 l’UV avait porté plainte contre la décision de Président du Conseil de considérer valide la séance du Conseil du 10 mars 2017 en l’absence du nombre légal des Conseiller présents. Le sens du recours était celui de défendre le bien fondé de nos convictions puisque nous restons convaincu qu’il ne faut jamais renoncer à faire valoir ses droits. Mais, surtout, à la base du recours il y avait l’obligation d’exiger le respect des règles qui sont à la base de la vie, de l’histoire et de la démocratie de la VDA. La loi Severino, à laquelle a fait référence la Présidence du Conseil affirme « nel periodo di sospensione i soggetti sospesi, fatte salve le diverse specifiche regionali, non sono computati al fine della verifica del numero legale, né per la determinazione di qualsivoglia quorum o maggioranza qualificata.” Nous avons soutenu et nous soutenons, qu’en ce qui nous concernes, ces dispositions ne s’appliquent pas puisque l’art. 21 du Statut Spécial dit : "Le deliberazioni del Consiglio Valle non sono valide se non è presente la maggioranza dei suoi componenti e se non sono adottate a maggioranza dei presenti…..” La question est claire. Le Statut de la Vallée d’Aoste est une loi constitutionnelle et donc de rang supérieur au DLGS Severino qui ne peut pas modifier ou dépasser les lois constitutionnelles. Celle –ci, au de la des sentiments personnels ou d’opportunité, que quelqu’un cite inopportunément, est la véritable raison qui nous a obligé à faire recours. Pour l’UV il s’agissait de défendre un principe qui est irrévocable si on se veut autonomistes et si on prétend défendre le principe sur lequel se fonde notre Statut d’Autonomie. Oublier cela signifiera perdre notre mémoire et oublier toutes les luttes menées jusqu’à présent par ceux qui ont défendu dans le temps ce principes contre les tentatives centralisatrices. En considérant valide la séance du 10 mars la Présidence du Conseil a accompli un acte qui va au de la d’un simple abus. Il a soumis une disposition statutaire à une loi ordinaire violant un principe que notre Région a toujours défendu avec acharnement. Le Président Rosset, avant d’établir, dans les faits, que la loi Severino devait s’appliquer indépendamment des dispositions statutaires il aurait du se poser la question suivante : est-ce-que une loi ordinaire peut intervenir et dépasser une disposition constitutionnelle comme le Statut ? La réponse, simple et univoque, ne pouvait qu’être NON. Voilà donc qu’au de la de toutes les considérations sur les raisons et les torts, sur les opportunités ou les non opportunités l’UV a été obligée à porter recours. Elle ne l’a pas fait tout simplement pour empêcher à une autre majorité de s’installer, mais parce qu’elle avait le devoir de défendre un principe qui est à la base de son existence de Mouvement Autonomiste qui veut défendre l’Autonomie de notre Région. Or les aspects juridiques feront l’objet d’une évaluation et d’un jugement dans le mérite le 12 septembre. Cependant on ne peut pas passer sous silence le fait qu’il y a qui vient de se réjouir pour ce renvoi et par certaines affirmations du TAR. Il faut faire attention parce que celle que l’on considère une victoire porte en elle un venin mortel pour notre système d’autogouvernement. Il est intéressant d’observer comme à l’occasion du référendum du 4 décembre une large partie de soi-disant autonomiste avait invité à voter NON en portant comme prétexte la close de SUPREMATIE qui aurait porté à des chevauchement de nos compétences statutaires. Et voilà que ce danger si tant évoqué alors est devenu réel. La reforme a été boulée et elle n’a pas introduit la close de suprématie, mais les effets de la décision prise par la Présidence du Conseil, ont été exactement les mêmes, lorsque on a établi que la loi Severino avait SUPREMATIE sur les dispositions du Statut. Maintenant nous attendrons avec confiance l’avis du TAR. Mais en tout cas, pour nous, celle-ci est une question dont la gravité institutionnelle et juridique nous obligera à défendre et à porter jusqu’au but nos raisons. N’importe quels seront les temps et les énergies que nous y devrons mettre. Nous ne le ferons certainement pas avec un esprit de revanche, ni pour délégitimer quelqu’un, mais pour l’obligation que nous avons, depuis toujours, de défendre notre Pays et ses institutions, même, comme dans ce cas, ce sont elles mêmes qui s’infligent des blessures graves.

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