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Le Peuple Valdôtain

Mise à jour 26 sep 2017 - 10:41

Union Valdôtaine, le mouvement en ligne

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Elections Européennes 1989

Le Programme

Che cosa significa raddoppiare il vostro voto. È presto detto. Questa volta non è sufficiente fare votare la nostra lista in Valle d'Aosta. Ci vuole uno sforzo per farla votare in tutta la circoscrizione Nord-Ovest (Lombardia, Liguria e Piemonte) e nelle altre Circoscrizioni (che comprendono le altre Regioni italiane).
Presso parenti, amici e conoscenti propagandate le nostre idee ed i nostri candidati, ricordandovi che l'On. Luciano Caveri è candidato in tutte e cinque le Circoscrizioni mentre Cortese è candidato nell'Italia, oltre che nella nostra, nelle circoscrizioni centrale e Sud.
Per essere più precisi, Caveri, che in Valle d'Aosta è il numero 1 ha il numero 5 nell'Italia Nord-Orientale, il numero 2 in Sicilia e Sardegna e nell'Italia Centrale, infine il numero 3 nell'Italia del Sud. Cortese, numero 9 in Valle d'Aosta, ha lo stesso numero nella Circoscrizione Centro, mentre nel Sud è il numero 12. Raddoppiate il vostro voto.
Questo servirà al successo della lista e di quel Federalismo che noi propagandiamo .

L’EUROPA
Le tappe della costruzione europea - La Comunità europea ha trent'anni: il 25 marzo 1957, a Roma i rappresentanti di sei Stati (Belgio, RF di Germania, Francia, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi) firmavano i due trattati istitutivi della Comunità europea e della Comunità europea dell'energia atomica (Euratom). L'obiettivo a lungo termine era l'unione tra i popoli europei. Il 1° luglio 1968 entra in vigore l'Unione doganale e questo significa niente più dazi doganali alle frontiere interne. Il "vecchio” pedaggio viene sostituito da una tariffa comune nei confronti degli altri Paesi (l'imposta sul valore aggiunto). Nel 1973 l'Europa dei sei, diventa l'Europa dei nove con l'adesione della Danimarca, del Regno Unito e dell'Irlanda. I Paesi membri diventano Dieci nel 1981 (con l'ingresso della Grecia) e Dodici il 1° gennaio 1986, con l'adesione della Spagna e del Portogallo. Nel Febbraio del 1986 viene stipulato l'Atto Unico Europeo che assegna alla costruzione europea con un nuovo, grande obiettivo: far sì che la mattina del 1° gennaio 1993 il cittadino europeo possa svegliarsi in una Europa senza frontiere. L'Atto Unico è un nuovo trattato che vuole fare della Comunità europea un vero mercato senza frontiere, che con i suoi 320 milioni di abitanti sarà il più grande del mondo (pari cioè al 6, 7% della popolazione mondiale, superiore all'Unione Sovietica, 279 milioni, agli Stati Uniti, 239 milioni, e al Giappone, 121 milioni).
Le Istituzioni europee - Il Parlamento Europeo è formato da 518 membri, il Consiglio dei Ministri da 12, la Commissione Europea da 17. Esiste poi una Corte di Giustizia composta da 13 giudici e da 6 avvocati generali. Sono invece 189 i membri del Comitato economico e sociale e 12 quelli che compongono la Corte dei Conti.

TURISMO
Il turismo è da primato. È diventato la seconda industria del mondo come giro di affari, la prima in termini di occupazione. 11O milioni di addetti, quasi 2.000 miliardi di $ di fatturato. È una macchina imponente, in continua evoluzione, ormai sofisticata; una delle ricchezze dei paesi già ricchi e la speranza di territori poveri. Non la può ignorare anche la prossima sfida del Mercato Comune Europeo: tre dei quattro paesi verso i quali si dirigono i maggiori flussi turistici mondiali stanno proprio nel vecchio continente: la Francia in testa, la Spagna, l'Italia che è al quarto posto preceduta dagli Stati Uniti. Inoltre la CEE nel suo complesso detiene la fetta maggiore del mercato mondiale. Guardando al '92, si parla perciò di turismo in Europa in termini di consolidamento. Quella sfida fino a qualche anno fa sembrava impossibile; il progetto di unità suscitava molte perplessità; l'appuntamento con il mercato comune pareva realisticamente da rinviare. Invece, un progetto ambizioso è divenuto in poco tempo alla portata dell'Europa: realizzare un grande mercato di 320 milioni di persone, saldando insieme i 12 singoli mercati degli Stati membri della comunità, stimolando le imprese, favorendo la concorrenza e gli scambi. Cosicché restano meno di quattro anni di tempo per salire sul treno dell'Europa, per costruire una risposta alla sfida. La Valle d'Aosta dove il turismo ha assunto il ruolo di trascinamento dell'economia, conosce la strada come arrivarci: qualificazione dell'offerta, professionalità degli operatori, ulteriori investimenti strutturali, nuovi massicci sforzi promozionali. Fino a lanciare una sua sfida, con la candidatura ad ospitare un'Olimpiade invernale: la prima dopo l'unificazione europea ...

TRASPORTI
Sono tanti in questi giorni a dire di avere le carte in regola per parlarvi dell'Europa. Prima di creder loro, interrogateli sulle cose eventualmente già fatte per l'Europa.
Al contrario di altri, Union Valdôtaine e A.D. P. possono presentare un bilancio concreto di realizzazioni, nei vari campi dell'attività politica e amministrativa.
La grande, riconosciuta occasione per la Valle d'Aosta è di diventare crocevia economico, quando cadranno ostacoli e barriere ai confini CEE e si apriranno le porte per la libera circolazione dei capitali e della manodopera.
Quel ruolo però non è scontato.
Altre aree rivendicano, in un futuro di relazioni economiche, finanziarie e politiche più dinamiche, una loro funzione mediatrice nella Comunità Europea.
Saranno i trasporti soprattutto a valorizzare il ruolo di cerniera della Valle d'Aosta piazzata su una delle principali vie di attraversamento delle Alpi.
Cerniera già funzionale oggi grazie ai trafori, tra il sistema padano, il sistema centromeridionale italiano e il resto dell'Europa occidentale.
Per il futuro, un progetto complessivo è delineato; una proiezione che prevede: L'EUROPA

  1. un'autostrada completata fino al Traforo del Monte Bianco; 
  2. un sistema ferroviario efficacemente collegato a Sud, qualificando in rapidità ed efficienza l'innesto con Torino e Milano, e a Nord, < • un aeroporto regionale di 3° livello per voli interregionali e frontalieri; 
  3. l'autoporto di Pollein collegato ad uno scalo ferroviario attrezzato da interscambio; 
  4. una interconnessione razionale fra i diversi mezzi di trasporto (i treni e le autolinee); 
  5. un'ulteriore valorizzazione del mezzo di trasporto pubblico. Su questa strada la Valle d'Aosta è già in marcia. 
Lo dimostrano tra l'altro il via dato concretamente all'autostrada per il Monte Bianco, l'ammodernamento dell'aeroporto, l'avanzamento dello studio di fattibilità del collegamento ferroviario ad alta velocità del Gran San Bernardo.
I trasporti e le comunicazioni avvicinano, le moderne tecnologie, annullano le distanze, una mobilità non frenata di persone e di merci diventerà così motore di sviluppo sociale ed economico.

AMBIENTE E AGRICOLTURA
Ambiente e Agricoltura sono un binomio inscindibile. Union Valdôtaine e ADP, sostengono che la politica agricola comunitaria debba avere un interesse particolare perle zone alpine, dove le difficoltà di utilizzo del territorio sono maggiori che nella pianura, comportando - anche - costi di gran lunga maggiori. L'Europa Unita dovrà tenere canto di queste particolarità, impartendo regole che non siano identiche per tutti, ma specifiche, a seconda delle realtà, alpine o di pianura che siano. Quando insistiamo sul fatto che la montagna dovrà essere considerata con un occhio di riguardo, non si tratta per noi di mero campanilismo. Siamo convinti che curando l'ambiente montano si contribuisce a salvare dal degrado anche la pianura. Favorire interventi specifici per la montagna, vuol dire consentire ai suoi abitanti di rimanere sul territorio. E questo è il primo, importante anello della catena che necessariamente deve formarsi per la difesa concreta dell'ambiente e del paesaggio. E sul legame stretto che consideriamo imprescindibile tra uomo e territorio si basa anche la nostra politica sui Parchi. Questi non devono essere considerati dei «musei», intoccabili e deperibili, bensì dei parchi «Viventi» all'interno dei quali le popolazioni locali possano mantenere l'equilibrio ambientale attraverso le attività agro-silvo-pastorali, che hanno l'obiettivo di salvaguardare il territorio. E allora, a queste condizioni, diciamo si alla creazione di parchi internazionali, come potrebbe essere quelle tra il Pareo Nazionale del Gran Paradiso e della Vanoise. E si anche ad altri nuovi Parchi internazionali, sempre che la loro gestione spetti alle regioni direttamente interessate non agli Stati. E questo anche per garantire la salvaguardia delle culture originali, tipiche dell'ambiente montano.

INDUSTRIA
Potrà non essere una trasformazione epocale: di certo pero il '92 non sarà indolore. Il trattato della CEE ha previsto fin dall'inizio: la creazione di un mercato interno unico integrato, senza restrizioni al movimento delle merci; l'eliminazione degli ostacoli alla libera circolazione delle persone, dei servizi e dei capitali; la creazione di un regime inteso a garantire che la concorrenza non sia falsata nel mercato comune; il progressivo uniformarsi delle legislazioni nazionali, nella misura necessaria al funzionamento del mercato comune; l'armonizzazione delle imposte, sempre nell'interesse del mercato comune. Già oggi peraltro l'apparato industriale si muove su scala transnazionale. Guarda necessariamente alle decisioni siderurgiche CEE la DeltaCogne, mentre per molte aziende della Valle il '92 si può dire già cominciato: scambi, partner ship o semplici contatti sono stati avviati con aziende oltralpe, individuando un modello di sviluppo innovativo fatto di necessarie collaborazioni. La crisi che, a cavallo degli anni '70 ed '80 ha duramente colpito le maggiori industrie, ridimensionando il comparto siderurgico di base e praticamente cancellando i settori chimico e tessile, ha indicato l'opportunità di affiancare alla necessaria difesa dell'insediamento DeltaCogne e alla ristrutturazione del tessuto industriale esistente, nuove unità produttive di dimensioni medio-piccole. L'obiettivo è esplicitamente il rilancio di un settore che per la Valle d' Aosta è stato, e dovrà anche in future rimanere, uno dei cardini dell'economia locale.

L’ECOLE
L'éducation, facteur décisif de progrès social et économique, moyen de sauvegarde et développement des particularités socioculturelles des peuples et communautés européennes, représente pour nous une option politique fondamentale. L'école doit assurée une formation globale des jeunes, soucieuse et de l'identité culturelle de la communauté valdôtaine et des modalités d'insertion ou d'intégration sociale et européenne. Et ce dans un esprit d'ouverture, de confrontation, d'échanges, de plurilinguisme qui s'oppose à toute logique uniformisant. A cet effet nous nous devons de favoriser :
  1. le droit aux études, 
  2. achever l'application des articles 39 et 40 de nos Statuts, 
  3. promouvoir l'enseignement de la langue anglaise, 
  4. qualifier l'enseignement et les différentes activités de formation, 
  5. renforcer l'autonomie et la responsabilité des établissements scolaires le tout dans un contexte de coopération transfrontalière, d'échanges entre universités et de reconnaissance mutuelle des diplômes. 

L'EUROPE EST NOTRE PREMIER SOUCI
Notre tradition fédéraliste, notre histoire, notre culture, notre position géographique, notre économie même, font ainsi que la projection européenne est l'aboutissement naturel de toutes nos actions politiques.
Notre liste, porteuse des instances de toutes les communautés ethniques minoritaires de l'Etat italien, a un projet d'Europe unie clair et d'avant garde.
Nous préconisons une Europe fédérale où tous les peuples voient leur personnalité reconnue et aient les moyens de participer activement à la construction d'une société nouvelle. Ce n'est qu'en revitalisant les communautés naturelles, en responsabilisant les citoyens, en les mettant en condition de pouvoir peser réellement aux moments des choix, que nous bâtirons une Europe sans conflits internes, florissant soit culturellement soit économiquement, unie par des différences, stimulante, où il fait bon vivre.
Nous invitons donc les électrices et les électeurs à concentrer leurs suffrages sur la liste n. 6 qui a comme devise ce mot qui nous est particulièrement cher: fédéralisme.
Nous sommes les seuls qui voulons vraiment l'Europe, nous sommes les seuls qui pensons européen.

 

L'affiche

Le candidat Luciano Caveri

Le candidat Luigi Cortese

2 X mille

Vie de l'Union12 Septembre 2017 - 11:28

Le souhait pour nos 72 ans: un effort et une volonté communs Le souhait pour nos 72 ans: un effort et une volonté communs Le 13 septembre 1945, au lendemain de la promulgation des "Décrets du Lieutenant du Royaume", un groupe de personnes courageuses et clairvoyantes, convaincues que le pouvoir d'autogouvernement attribué au Val d’Aoste par ces actes était trop faible, fonda l’Union Valdôtaine. Ces devanciers, qui tenaient à la défense du caractère ethnique et linguistique de notre communauté, s’unirent pour créer un Mouvement qui rassembla des autonomistes, de toutes tendances politiques, se rattachant à l'idéal du martyr de la Résistance valdôtaine Emile Chanoux. L’Union Valdôtaine fut gérée par Comité provisoire dont les membres étaient: Albert Deffeyes, Lino Binel, Paul-Alphonse Farinet, Ernest Page, Victor Rosset, Mgr Joconde Stévenin, Robert Berton, Amédée Berthod, Félix Ollietti, Séverin Caveri, Maria Ida Viglino, Flavien Arbaney et Aimé Berthet. Depuis ce 13 septembre 1945, tout au long de son d’histoire, l’Union Valdotaine a consacré sa vie au Val d’Aoste et à sa Communauté, par son engagement, par les sacrifices, les joies, les douleurs, les querelles, les divisions et les grands moments d’unité qu’elle a vécu. Pendant les 72 ans de vie du Mouvement des femmes, des hommes des personnes âgées et des jeunes se sont engagés pour l’Union, pour l’idéal qu’elle représentait, charmés pour l’amour envers le Pays d’Aoste que l’Union Valdôtaine a toujours affirmé et démontré. L’Union Valdôtaine a eu des poussées inoubliables de succès et de croissances, mais aussi des abandons et des déchirures douloureuses. Elle a vécu cela en traversant un long moment d’histoire, qui a vu la dissolution des partis politiques en Italie et de profondes transformations des agrégations historiques en Europe. Malgré ça, ce grand Mouvement populaire est encore vif et vivant, malgré les difficultés d’un cadre politique qui est soumis à des séismes qui contribuent à en augmenter la fragmentation. Les points de repère traditionnels sont mis en crise par des nouvelles formations politiques qui font de l’agressivité leur devise et qui cherchent à s’affirmer, un peu partout, selon des formules et des propositions qui produisent souvent des clameurs écrasantes, mais qui ne durent que l’espace de quelque jour. D’ailleurs la politique actuelle a pris davantage l’habitude de chatouiller les esprits de revanche plutôt qu’essayer d’offrir des propos raisonnables et réalisables. On ne sait pas jusqu’à quand, mais, certainement, cela ne peut pas continuer longtemps sans mettre en crise toute forme de gouvernabilité. Dans ces jours au Val d’Aoste est en acte une tentative de réunir les forces unionistes, autonomistes et fédéralistes. Après des années de querelles et de partages il s’agit d’un essai important. Des colloques ont été conduits. D’autres s’ensuivront. Reste, pour le moment le fait, qu’une volonté commune a, jusqu’à présent, permis de se parler, de se confronter en laissant de côté tout esprit de revanche. Face à la confusion et à l’éparpillement idéal et programmatique de la politique actuelle on ne peut que saluer favorablement cette tentative qui, en quelque sorte, rappelle, comme en a été le 13 septembre 1945, que pour les Valdôtains, le seul espoir de s’en sortir des moments des difficultés est celui de unir les forces. Sans aucune prétention de faire des comparaisons improposables on souhaite que, ce 13 septembre 1945 puisse marquer l’affirmation d’un effort et d’une volonté commune entre les forces politiques unionistes, autonomistes et fédéralistes pour le futur du Pays d’Aoste. Ennio Pastoret

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