Legge elettorale, Manes difende a Roma il voto valdostano

La riforma della legge elettorale è arrivata nell’Aula della Camera e, nel dibattito nazionale, la Valle d’Aosta ha trovato una voce chiara nelle parole del deputato Franco Manes.
Intervenendo a Montecitorio, Manes ha richiamato l’attenzione sul rispetto dello Statuto speciale, della circoscrizione valdostana e del diritto degli elettori della Valle a conoscere pienamente gli effetti del proprio voto. Un intervento che assume un peso politico particolare: la Valle d’Aosta dispone in Parlamento di due rappresentanti, un deputato e un senatore, ma su un tema che tocca direttamente l’autonomia regionale e la rappresentanza dei valdostani, l’unica voce riconoscibile, puntuale e costante è arrivata finora dalla Camera.
Una constatazione che pesa. Perché quando si discute di legge elettorale, di Statuto speciale e di effetti concreti del voto valdostano, non si parla di un tecnicismo riservato agli addetti ai lavori, ma di un passaggio che riguarda il cuore stesso della rappresentanza politica della Valle d’Aosta. E viene naturale chiedersi se, quando il testo arriverà al Senato, ci sarà qualcuno disposto a difendere con la stessa chiarezza le ragioni della nostra regione.
Manes non ha contestato il principio della governabilità, riconoscendo anche alcuni miglioramenti introdotti nel testo. Tra questi, il conteggio dei seggi uninominali valdostani nel tetto massimo dei seggi attribuibili alla coalizione vincente. Ma, per il deputato, resta aperto il nodo principale: i voti espressi in Valle d’Aosta non possono essere utilizzati per determinare soglie nazionali o per attribuire seggi in altre circoscrizioni.
Il punto riguarda direttamente l’articolo 47 dello Statuto speciale, secondo cui la Valle d’Aosta, per l’elezione di Camera e Senato, forma una sola circoscrizione elettorale. In una regione che elegge un solo deputato e un solo senatore, circoscrizione e collegio coincidono. Usare quei voti per calcoli nazionali significherebbe introdurre un livello elettorale ulteriore, sovrapposto a quello statutario.
La questione non è soltanto tecnica. La Valle d’Aosta non riceve seggi premiali: eventuali candidati beneficiari del premio sarebbero eletti altrove, con nomi che non compaiono sulla scheda valdostana. In questo modo, un voto espresso nella nostra regione potrebbe contribuire all’elezione di rappresentanti che l’elettore non ha potuto conoscere né scegliere direttamente.
Per questo Manes ha annunciato emendamenti in Aula, con l’obiettivo di riportare coerenza tra la riforma, la Costituzione e lo Statuto speciale. La sua posizione è netta: i voti valdostani devono restare destinati all’elezione del deputato e del senatore della Valle d’Aosta, senza concorrere ai calcoli nazionali o all’elezione di parlamentari di altri territori.
Il deputato ha inoltre richiamato la specificità della minoranza linguistica valdostana. La Valle d’Aosta, ha ricordato, è una comunità unitaria e bilingue, non automaticamente sovrapponibile ad altri modelli territoriali. Applicare schemi pensati per realtà diverse rischia di produrre forzature, soprattutto in un sistema come quello valdostano, fondato su collegi uninominali e non su liste plurinominali.
In un confronto parlamentare dominato dagli equilibri nazionali, Manes ha scelto dunque di riportare al centro la particolarità valdostana. Una difesa che non appartiene a un partito, ma alla responsabilità di chi rappresenta una comunità autonoma e minoritaria.
Le votazioni sulla riforma sono previste a partire dal 7 luglio. Sarà allora che si capirà se il Parlamento vorrà correggere il testo già alla Camera. E, se così non fosse, resterà aperta un’altra domanda: quando la legge arriverà al Senato, la Valle d’Aosta troverà finalmente un’altra voce pronta a difenderla?
