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Le Peuple Valdôtain

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Union Valdôtaine, le mouvement en ligne

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Boîte aux lettres29 Novembre 2017 - 15:09

«Quando il bue dà del cornuto all’asino»

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Tra le non poche iniziative della minoranza del Consiglio regionale che sembrano uscite da un libro di barzellette, si segnala la recente presentazione di una mozione (respinta) che mirava a ottenere le dimissioni dell’Assessore Rini, "motivata” – per così dire – dal preteso coinvolgimento della stessa nel calderone dell’inchiesta sulla supposta corruzione di cui si sarebbero resi colpevoli l’imprenditore Cuomo e il manager Accornero. La parte più ridicola di tale mozione non stava né nel fatto che la vicenda riguarda in realtà i privatissimi rapporti dell’Assessore con il suo ex marito (ed è noto che la saggezza popolare insegna a non mettere il dito in certe materie), né nella constatazione che a tutt’oggi nei confronti della consigliera dell’Union Valdôtaine non esiste l’ombra di un’imputazione; ma nella presenza, tra i proponenti, di due eminenti personalità del gruppo consiliare di Alpe, notoriamente esperto in vuoto moralismo: l’ex Assessore al Bilancio e Finanze Albert Chatrian e l’attuale Vicepresidente del Consiglio Patrizia Morelli, entrambi condannati penalmente in un giudizio secondo grado per reati legati ai cosiddetti "costi della politica”.

Premesso che ci auguriamo sinceramente che non solo loro due, ma tutti i politici valdostani che si trovano attualmente immischiati in guai giudiziari possano essere riconosciuti, alla fine della fiera, innocenti delle imputazioni loro ascritte, perché comunque a fare una figura poco decente, in queste faccende, siamo tutti noi Valdostani che li abbiamo eletti, troviamo di pessimo gusto che a salire in cattedra siano individui che più di altri dovrebbero andare a lezione, contando sulla speranza che la gente sia stupida o soffra di amnesia. Non solo: i due consiglieri che adesso chiedono le dimissioni dell’Assessore Rini con il pretesto che la sua posizione nel governo regionale sarebbe incompatibile con supposti principi etici scoperti per l’occasione, non hanno esitato ad accettare l’elezione rispettivamente ad Assessore – nella precedente giunta Marquis – e a Vicepresidente del Consiglio attualmente, malgrado la già ricordata condanna penale per entrambi, precedente alle nomine!

E non dimentichiamo che gli altri firmatari della mozione sono gli stessi che hanno eletto un giunta il cui Presidente, con i suoi presunti complici, è attualmente al centro di un’inchiesta fondata su una supposta, scandalosa macchinazione ai danni del Presidente Rollandin, dell’Union Valdôtaine e, in ultima analisi, di tutti i Valdostani! (A proposito: come mai non si parla più dell’"affaire Marquis”?...).

Non possiamo non segnalare, a questo punto, la ben diversa correttezza e sensibilità istituzionale dimostrate dall’Assessore Ego Perron, che, condannato a suo dire ingiustamente in primo grado per una vicenda dalla valenza penale dubbia, ha immediatamente rimesso la propria delega al Presidente della Regione Viérin, abbandonando a malincuore un difficile lavoro sul bilancio, che lo ha impegnato nelle sue ultime settimane per rimediare a una difficile situazione lasciata dal suo predecessore alle Finanze e per recuperare il tempo perso inutilmente dal duo Marquis-Chatrian.

È scandaloso che, su questi argomenti, certi personaggi della minoranza si siano sentiti in diritto di bloccare per un’intera giornata i lavori del Consiglio, con una polemica che non ha fatto che confermare la loro pochezza etica e intellettuale, con interventi da encefalogramma piatto.

La minoranza, però, non può contare soltanto sul talento comico dei consiglieri di Alpe. Anche il gruppo Stella Alpina – Pour Notre Vallée (o come diavolo si chiama adesso) annovera nei suoi ranghi su un vero e proprio showman: Tonino Fosson, che in un’esilarante intervista televisiva ha spiegato che il motivo per il quale ha fatto il salto della quaglia, è perché si sarebbe accorto che esisterebbe "un sistema di malcostume, di traffici inspiegabile soprattutto a carico del sistema politico che ha gestito in questi anni – negli ultimi anni, da un po’ di tempo, la Valle d’Aosta, da cui io e l’amico Restano ci siamo differenziati, creando appunto il gruppo Pour Notre Vallée”. Non è detto esplicitamente, ma è sottinteso che al centro di questo sistema ci sarebbe l’Union Valdôtaine, dalla quale appunto il duo si è "differenziato”. L’Union Valdôtaine sarebbe, in buona sostanza, una specie di cosca e, di conseguenza, la maggioranza rovesciata (con il fattivo contributo di Fosson e Restano) dal "ribaltone” di Marquis – maggioranza di cui peraltro facevano parte entrambi – non sarebbe stata molto diversa da un’associazione a delinquere.

Ci complimentiamo per l’acume! Tenuto conto che il gruppuscolo di Fosson si è costituito il 27 ottobre 2016, risulterebbe che, per capire quanto sopra, l’ex senatore ci avrebbe impiegato soltanto 13 anni, durante i quali ha costantemente partecipato alle riunioni e alle decisioni degli organi direttivi dell’Union, è stato eletto consigliere nelle liste dell’Union, è stato designato quale Assessore da un losco tipaccio chiamato Rollandin, poi ha rappresentato la Valle d’Aosta a Roma, e infine è tornato a fare il consigliere e l’Assessore, sempre grazie agli elettori unionisti. È curioso che il malaise che ha prodotto questa tardiva illuminazione si sia manifestato quattro mesi dopo che la maggioranza a guida unionista decise di sostituirlo, come Assessore, con Laurent Viérin; ed è ancora più curioso che Fosson e Restano, colti da un irresistibile raptus di purezza etica, avessero scelto come coordinatore del loro gruppuscolo Leonardo La Torre, anch’egli condannato per reati connessi con lo scandalo "costi della politica” , sospeso dal Consiglio in base alla legge Severino.

Naturalmente non è un caso isolato: nell’Union Valdôtaine gli episodi di conversione sulla via di Damasco, motivati dal cosiddetto malaise, si sprecano: tanto da far sospettare l’esistenza di una forma subdolamente epidemica. Si manifesta, in genere, nei consiglieri regionali - ma non solo - quando si avvicina la scadenza della terza legislatura (che, com’è noto, rappresenta per gli eletti unionisti il limite dei mandati), o quando ci si deve alzare da certe poltrone, ovvero quando non si riesce a sedervi. Sembra quindi che si tratti di un malessere localizzato in origine dalle parti del fondoschiena, che poi risale lungo il corpo, dando luogo a reazioni a livello psicologico, che spingono i soggetti colpiti a fare outing, come si dice, "mettendoci la faccia”.

Ammesso che le due citate regioni anatomiche siano distinguibili, in certi casi.

Lettre signée

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Rubriques Boîte aux lettres

VENDREDI 22 juillet 2016

11:42 Lettre de Germain Vuillermoz au Président de l’Union Valdôtaine Lettre de Germain Vuillermoz au Président de l’Union Valdôtaine Monsieur le Président,je te présente mes démissions en tant que membre du Conseil Fédéral, organe de notre Mouvement qui à présent je retiens....inutile!! Pourquoi inutile? Parce que à l'intérieur de cet organe: 1. Il n'y a plus de débat depuis longtemps, si non les interventions des "habituels" Cottino, Germain, et quelqu'un d'autre.... malgré les possibilités qui nous viennent reconnues par les articles 19 et 20 des Statuts de l'U.V.. 2. Les nombreux unionistes qui font partie du Conseil Fédéral, sont là seulement pour confirmer les décisions prises à l'avant par le Comité Exécutif: OUI, si ont décidé oui.....NON, si ont décidé non!!!! Pendant les réunions du Conseil Fédéral, en regardant les expressions des visages de la plupart des membres, j'ai lis: "Hélas, on doit essayer de ne pas "FERE AMMALESSE" les membres du Comité Exécutif, de ne pas le contraddires, surtout quelqu'un.....!! Ils ont crainte de quoi? On se pose la question! Tout ça ne fait pas partie de mon caractère, de ma façon de travailler pour l'U.V. et donc pour ma PETITE PATRIE! En démocratie chacun a le droit de dire ce qui pense, le droit et le devoir de se confronter avec n'importe qui, surtout en pleine liberté! Je suis né, politiquement, unioniste et j'en suis très fier, mais, et tu me connais, je n'accepte aucune forme d'"imposition", de "diktat" E MENO che MENO "il porgi l'altra guancia" aux UVipères!!!!! Je ne suis pas capable, surtout en écrivant en français, de te faire comprendre ce qui se passe dans mon cœur en ce moment; quand même je te salue amicalement, je te souhaite un bon travail et attention aux aux UViPères, à toi et surtout au PRESIDENT de la nouvelle JUNTE! Gignod, le 16 juin 2016 Vuillermoz Germain
2 x mille

Vie de l'Union7 Juin 2021 - 15:41

MMe Cristina Machet, Président de l'Union Valdôtaine MMe Cristina Machet, Président de l'Union Valdôtaine Samedi dernier le 5 juin la Conférence des Présidents de Section, qui représentaient les 1000 adhérents au Mouvement, et le Consei Fédéral ont élu Mme Cristina Machet, Président de l'Union Valdôtaine. Elle a désigné Vice-Président Monsieur Piero Prola et Trésorier M. Federico Marco PERRIN Ci-dessus son Programme: L’esprit de l’Union . L’esprit de l’Union Valdôtaine plonge ses racines dans les décombres de l’après-guerre, l’âme de notre Mouvement est son histoire, l’histoire de la Vallée d’Aoste, qui a vu, dans la pensée de ses ancêtres, l’axe de ses principes fondamentaux. L’Union valdôtaine est née comme mouvement s’opposant fortement au fascisme, elle est aujourd’hui un mouvement contre toute forme de fascisme, de néonationalisme, de racisme, de clôture. Peu de temps après la promulgation des décrets du lieutenant, le 13 septembre 1945, naquit l'Union Valdôtaine, ouverte, comme nos Statuts l'affirment, à tous ceux qui donnent assurance d'être fidèles et dévoués à la cause valdôtaine. Soyons alors dignes de l’espoir des unionistes, soyons dignes de répondre aujourd’hui au sens de la « cause valdôtaine ». Hélas, dans les années nous nous sommes perdus et l’esprit de l’Union parfois est sorti de chemin. Cela ne doit plus arriver. La rivalité personnelle n’est pas fidélité à la cause valdôtaine, l'égocentrisme et les attitudes personnalistes ne sont pas fidélité à la cause valdôtaine. Utiliser l’Union Valdôtaine comme tremplin pour des finalités électorales non plus. L’esprit de l’Union des fondateurs de notre Mouvement était celui de servir les intérêts culturels,politiques, sociaux et économiques de la Vallée d’Aoste. Au cours du temps ces principes ont été parfois oubliés et ceux qui croyaient en l’Union valdôtaine se sont refroidis. Toutefois, la flamme de notre flambeau c’est estompée, mais elle n’est pas éteinte… Aujourd’hui les unionistes sont là, qui nous observent dans l’espoir de pouvoir retourner à parler de politique, dans son sens plus propre, le plus élevé. La rue a été tracée dans la période préélectorale du 2020, après une période sombre pour notre Mouvement, on a réagi, et - petit à petit - on a recommencé à reconquérir la confiance des valdôtains. Ce n’est qu’un premier pas, parce que la confiance on la conquiert à petites gouttes et on la perd en litres. Notre travail sera serré, pour arriver à reconstruire ce que nous avons perdu. Nous avons perdu l’une des plus grandes forces de l’Union Valdôtaine : le dialogue avec les valdôtains, le dialogue qui passait à travers nos sections. Le fédéralisme que souvent nous citons dans nos programmes est bien enraciné dans l’organisation de l’Union Valdôtaine : un mouvement dans lequel chacun membre dispose d’une large autonomie en participant collectivement, et non individuellement, aux décisions. Cette participation collective doit repartir des sections, nous n’avons rien à inventer. Les sections existent déjà il y en a presque une par commune, dans certains pays plus d’une. Les initiatives futures que les organes dirigeants de notre Mouvement auront la nécessité d’analyser seront objet d’un parcours de partage le plus ample possible, parce que l’Union valdôtaine doit avoir portes et fenêtres ouvertes. Le nouvel élan de notre mouvement passera par un ample processus de confrontation. Les sections doivent représenter le vrai lien entre citoyens, mouvement et administrateurs. Pour que cela soit possible on pourrait créer une commission qui formule des propositions - bien sûr partagées avec un Congrès national thématique - pour garantir une effective participation aux adhérents. Participation qui, parfois, au début a du mal à démarrer. Nous avons, par exemple, dans nos petites communes des sympathisants qui ne s’inscrivent pas aux sections pour des raisons les plus disparates, et cela contribue à perdre le lien avec les citoyens. Pourquoi ne pas penser à des sections thématiques auxquelles s’inscrire pour faire face à des arguments spécifiques, tel que l’agriculture, la santé, le travail, etc. ? La technologie aujourd’hui nous aide à faciliter la communication, la confrontation avec les Présidents de section et les délègues au Conseil fédéral, qui sera le pivot de l’action politique du Mouvement, et encore, quand l’émergence sanitaire nous le permettra, on retournera à se rencontrer face à face. La centralisation de l’activité politique du Mouvement envers l’Administration Régionale sera fondamentale, les choix, les lignes politiques doivent être tracées par le Mouvement, et non pas le contraire. Parallèlement le Mouvement devra soutenir nos élus qui sont en première ligne et exposés à toute critique, le rôle du mouvement sera celui d’accompagner les élus dans leurs parcours en défendant et en adressant leur action. Le thème de la réunion est un argument central, on en parle, les opinions ne sont pas encore univoques. Rendre le terrain fertile pour un rapprochement de tous ceux qui partagent nos idées et nos idéaux est un pas important. Pour que cela soit possible, il est d’abord nécessaire procéder à la reconstitution d’une identité politique forte. Le fait qu’aujourd’hui coexistent différentes pensées politiques autonomistes est une donnée, et penser de désigner les personnes qui se sont éloignées de l’Union valdôtaine comme les « cousins méchants » serait une attitude myope, ainsi que probablement injuste. Toutefois, l’Union a vu, aux cours des années, l’éloignement de quelques-uns déçus par le Mouvement, tandis que pour d’autres, on a eu l’impression qu’il s’agissait d’un éloignement tendant à une stratégie électorale. Cela complique la solution. Parallèlement, il faut dire que le processus de réunion est en train de prendre vie de manière naturelle, ce sont les citoyens tout d’abord qui ont recommencé à avoir confiance en l’Union Valdôtaine. Pour que la reconstitution d’une identité politique forte soit réelle, il faudra abandonner de poursuivre des dynamiques purement électorales, l’UV devra recueillir des individus avec des idéaux communs, et non pas des « porteurs de votes », ou « autoproclamés porteurs de votes ». L’Union n’est pas un train sur lequel on monte et on descend selon la convenance. Voici la question : le processus portant à la réunion sera-t-il un débat entre personnes qui se reconnaissent dans les idéaux communs, ou une stratégie pour s’assurer une candidature d’ici à cinq années ? Nous ferons de notre mieux, pour veiller afin que cela ne se produise. Ce qui est incontestable c’est que toute décision sera remise aux adhérents du mouvement, à travers l’organe qui détient le pouvoir constituant du Mouvement : le Congrès national. Compte tenu que le symbole et la dénomination de l’Union Valdôtaine sont intouchables, le travail à faire – si le congrès considérera cette option- sera de trouver les points en communs entre le Mouvement et les autres pensées politiques autonomistes. Parce que, si c’est vrai que plusieurs de nous instinctivement pensent « qui veut adhérer à l’Union n’a qu’à s’inscrire à sa section », c’est aussi vrai que la fragmentation des autonomistes a ouvert les portes aux partis nationaux, et cela n’a pas aidé la cause valdôtaine. Le débat et la confrontation seront au centre de notre façon de travailler. Je souhaite de participer à des Conseils fédéraux où les délégués se disputeront pour prendre la parole, les rencontres caractérisées par les silences ne réfléchissent pas la démocratie ni le fédéralisme. L’Union Valdôtaine devra ainsi s’engager avec le gouvernent central pour faire démarrer l’institution d’une circonscription Vallée d’Aoste pour le Parlement européen. Une proposition de loi dans ce sens a déjà été entamée par le sénateur Lanièce. Une représentativité au sein de l’Europe pour la protection des peuples minoritaires est fondamentale et il serait aussi essentiel se reconnecter avec les mouvements autonomistes européens, pour poursuive le chemin d’une vrai Europe des peuples. L’action politique sera orientée à faire refleurir notre Vallée d’Aoste: la pandémie a augmenté les fractures sociales qui ont suscité l’envie, presque la haine, parmi les classes sociales, même dans une réalité petite comme la nôtre. La perte de places de travail et la crise économique doivent donc être au centre des attentions de l’action administrative. La revitalisation de l’agriculture ainsi que du tourisme nécessitent d’un travail important. L’attention aux catégories fragiles aussi : nos parents et nos grands-parents ont vécu une année terrible, tout comme les jeunes, ceux qui ont des activités économiques, les personnes qui ont des problèmes de santé. La gestion fédéraliste à tout niveau doit se concrétiser par la centralité des Communes qui avec leurs Syndics représentent un exemple de subsidiarité réelle que nous avons appauvri. Les Communes nécessitent aujourd’hui d’avoir des entrées financières sûres et appropriées pour construire un bilan sérieux, ainsi qu’un nombre adéquat d'employés pour mettre en œuvre les décisions de l’administration communale. Les petites communes de la Vallée, qui sont la force de notre territoire, sont parfois abandonnées à elles-mêmes : aux cours des années elles ont perdu des ressources financières ainsi que les personnes qui y travaillaient à cause des lois de secteurs qui empêchent les embauches, dans une période dans laquelle un poste de travail change la vie à une famille. Il est nécessaire un changement de cap. La dignité du travail doit repartir du territoire, une dignité qui doit être égale, tant bien dans les petites communes de montagne que dans la plaine. Nos communes, dans cette période de pandémie, ont représenté un point de repère fondamental pour les citoyens, et l’assemblée du CPEL/CELVA a été perçue par la population comme un organisme efficace et qui, avec ses syndics de différente appartenance politique, a réussi à trouver une synthèse pour résoudre les problèmes quotidiens des familles valdôtaine. Les familles doivent ainsi être au centre de l’action politique, les parents doivent pouvoir travailler, tous les deux, sans devoir se tracasser pour se prendre soin des enfants, les services des garde d’enfants doivent être le pivot d’une action visant à aider les familles, les adolescents doivent pouvoir étudier et s’engager dans le temps libre dans une région qui leur offre des occasions ainsi que l’égalité des chances. Les femmes valdôtaines ont toujours été indépendantes, on toujours travaillé, elles ont été les pilastres des familles pendant la guerre, elles ont été partisanes, créatrices de l’identité politique de notre Union. Et aujourd’hui aussi, les femmes valdôtaines émergent grâce à leur ténacité: dans les études, dans l’écriture, dans la médicine, dans les sports, dans la musique, dans toute sorte d’industrie; mais pas encore trop dans la politique. La pandémie mondiale a encore plus marqué l’écart entre hommes et femmes. Ces dernières souvent sont restées à la maison avec les enfants ou les personnes âgées, elles ont perdu leur travail. Alors aujourd’hui l’Union Valdôtaine doit avoir le courage de se remettre au centre de l’action politique en donnant l’exemple. Ce n’est pas un discours de genre, mais de capacité, et si on parle de capacité, alors, c’est évident que nos sections, nos listes aux élections, nos représentants tous, doivent inclure plus de femmes, qui maintenant, se sont éloignées de la politique, parce qu’ elles savent et sentent que ce serait trop difficile, pour elles, d’émerger. Tous nos représentants dans les sections doivent chercher les femmes, les hommes et les jeunes les plus méritoires, pour les inviter à l’action politique. Les jeunes représentent l’autre grande catégorie oubliée au cours de la pandémie, mais surtout ils représentent la plus grande richesse que l’union valdôtaine avait autrefois et qui, maintenant, est en train de s’éloigner. Heureusement nous avons encore La Jeunesse Valdôtaine qui est un fleuron de notre mouvement, mais nous constatons de plus en plus que les jeunes d’aujourd’hui considèrent la politique comme quelque chose de lointain ou, pire encore, comme quelque chose de sale avec qui ils ne veulent pas se mêler. Malheureusement, des partis nationaux ont su comprendre ce malaise et ils ont réussi à conquérir une partie de jeunes. C’est à nous de prévoir des actions visant à intercepter les souhaits et les problèmes légitimes des jeunes et à les rapprocher à la politique. Et cela ne peut se faire qu’en présentant une Union Valdôtaine ouverte, accueillante, compréhensive, proche aux jeunes citoyens. Nous devons travailler à une campagne d’adhésion importante, non pas pour augmenter le nombre des cartes des membres, mais pour avoir une vision du monde futur inclusive et à l’avant-garde. Nos élus doivent être très proches des sections, et nos sections doivent de plus en plus impliquer la population, partager les propositions et les idéaux pour rendre l’Union Valdôtaine un mouvement inclusif, identitaire et autonomiste. Soyons alors dignes de l’espoir des unionistes, soyons dignes de l’esprit de l’Union valdôtaine ! Torgnon, le 21 mai 2021 Cristina Machet

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Boîte aux lettres29 Novembre 2017 - 15:09

«Quando il bue dà del cornuto all’asino»

Tra le non poche iniziative della minoranza del Consiglio regionale che sembrano uscite da un libro di barzellette, si segnala la recente presentazione di una mozione (respinta) che mirava a ottenere le dimissioni dell’Assessore Rini, "motivata” – per così dire – dal preteso coinvolgimento della stessa nel calderone dell’inchiesta sulla supposta corruzione di cui si sarebbero resi colpevoli l’imprenditore Cuomo e il manager Accornero. La parte più ridicola di tale mozione non stava né nel fatto che la vicenda riguarda in realtà i privatissimi rapporti dell’Assessore con il suo ex marito (ed è noto che la saggezza popolare insegna a non mettere il dito in certe materie), né nella constatazione che a tutt’oggi nei confronti della consigliera dell’Union Valdôtaine non esiste l’ombra di un’imputazione; ma nella presenza, tra i proponenti, di due eminenti personalità del gruppo consiliare di Alpe, notoriamente esperto in vuoto moralismo: l’ex Assessore al Bilancio e Finanze Albert Chatrian e l’attuale Vicepresidente del Consiglio Patrizia Morelli, entrambi condannati penalmente in un giudizio secondo grado per reati legati ai cosiddetti "costi della politica”.

Premesso che ci auguriamo sinceramente che non solo loro due, ma tutti i politici valdostani che si trovano attualmente immischiati in guai giudiziari possano essere riconosciuti, alla fine della fiera, innocenti delle imputazioni loro ascritte, perché comunque a fare una figura poco decente, in queste faccende, siamo tutti noi Valdostani che li abbiamo eletti, troviamo di pessimo gusto che a salire in cattedra siano individui che più di altri dovrebbero andare a lezione, contando sulla speranza che la gente sia stupida o soffra di amnesia. Non solo: i due consiglieri che adesso chiedono le dimissioni dell’Assessore Rini con il pretesto che la sua posizione nel governo regionale sarebbe incompatibile con supposti principi etici scoperti per l’occasione, non hanno esitato ad accettare l’elezione rispettivamente ad Assessore – nella precedente giunta Marquis – e a Vicepresidente del Consiglio attualmente, malgrado la già ricordata condanna penale per entrambi, precedente alle nomine!

E non dimentichiamo che gli altri firmatari della mozione sono gli stessi che hanno eletto un giunta il cui Presidente, con i suoi presunti complici, è attualmente al centro di un’inchiesta fondata su una supposta, scandalosa macchinazione ai danni del Presidente Rollandin, dell’Union Valdôtaine e, in ultima analisi, di tutti i Valdostani! (A proposito: come mai non si parla più dell’"affaire Marquis”?...).

Non possiamo non segnalare, a questo punto, la ben diversa correttezza e sensibilità istituzionale dimostrate dall’Assessore Ego Perron, che, condannato a suo dire ingiustamente in primo grado per una vicenda dalla valenza penale dubbia, ha immediatamente rimesso la propria delega al Presidente della Regione Viérin, abbandonando a malincuore un difficile lavoro sul bilancio, che lo ha impegnato nelle sue ultime settimane per rimediare a una difficile situazione lasciata dal suo predecessore alle Finanze e per recuperare il tempo perso inutilmente dal duo Marquis-Chatrian.

È scandaloso che, su questi argomenti, certi personaggi della minoranza si siano sentiti in diritto di bloccare per un’intera giornata i lavori del Consiglio, con una polemica che non ha fatto che confermare la loro pochezza etica e intellettuale, con interventi da encefalogramma piatto.

La minoranza, però, non può contare soltanto sul talento comico dei consiglieri di Alpe. Anche il gruppo Stella Alpina – Pour Notre Vallée (o come diavolo si chiama adesso) annovera nei suoi ranghi su un vero e proprio showman: Tonino Fosson, che in un’esilarante intervista televisiva ha spiegato che il motivo per il quale ha fatto il salto della quaglia, è perché si sarebbe accorto che esisterebbe "un sistema di malcostume, di traffici inspiegabile soprattutto a carico del sistema politico che ha gestito in questi anni – negli ultimi anni, da un po’ di tempo, la Valle d’Aosta, da cui io e l’amico Restano ci siamo differenziati, creando appunto il gruppo Pour Notre Vallée”. Non è detto esplicitamente, ma è sottinteso che al centro di questo sistema ci sarebbe l’Union Valdôtaine, dalla quale appunto il duo si è "differenziato”. L’Union Valdôtaine sarebbe, in buona sostanza, una specie di cosca e, di conseguenza, la maggioranza rovesciata (con il fattivo contributo di Fosson e Restano) dal "ribaltone” di Marquis – maggioranza di cui peraltro facevano parte entrambi – non sarebbe stata molto diversa da un’associazione a delinquere.

Ci complimentiamo per l’acume! Tenuto conto che il gruppuscolo di Fosson si è costituito il 27 ottobre 2016, risulterebbe che, per capire quanto sopra, l’ex senatore ci avrebbe impiegato soltanto 13 anni, durante i quali ha costantemente partecipato alle riunioni e alle decisioni degli organi direttivi dell’Union, è stato eletto consigliere nelle liste dell’Union, è stato designato quale Assessore da un losco tipaccio chiamato Rollandin, poi ha rappresentato la Valle d’Aosta a Roma, e infine è tornato a fare il consigliere e l’Assessore, sempre grazie agli elettori unionisti. È curioso che il malaise che ha prodotto questa tardiva illuminazione si sia manifestato quattro mesi dopo che la maggioranza a guida unionista decise di sostituirlo, come Assessore, con Laurent Viérin; ed è ancora più curioso che Fosson e Restano, colti da un irresistibile raptus di purezza etica, avessero scelto come coordinatore del loro gruppuscolo Leonardo La Torre, anch’egli condannato per reati connessi con lo scandalo "costi della politica” , sospeso dal Consiglio in base alla legge Severino.

Naturalmente non è un caso isolato: nell’Union Valdôtaine gli episodi di conversione sulla via di Damasco, motivati dal cosiddetto malaise, si sprecano: tanto da far sospettare l’esistenza di una forma subdolamente epidemica. Si manifesta, in genere, nei consiglieri regionali - ma non solo - quando si avvicina la scadenza della terza legislatura (che, com’è noto, rappresenta per gli eletti unionisti il limite dei mandati), o quando ci si deve alzare da certe poltrone, ovvero quando non si riesce a sedervi. Sembra quindi che si tratti di un malessere localizzato in origine dalle parti del fondoschiena, che poi risale lungo il corpo, dando luogo a reazioni a livello psicologico, che spingono i soggetti colpiti a fare outing, come si dice, "mettendoci la faccia”.

Ammesso che le due citate regioni anatomiche siano distinguibili, in certi casi.

Lettre signée